Mese: aprile 2014

 

Imponente campagna USA contro gli incidenti stradali causati per distrazione da telefonino

Gli Stati Uniti stanziano più di otto milioni di dollari per sensibilizzare i giovani automobilisti agli incidenti stradali dovuti per distrazione da telefonino.

Nel 2012 morirono 3.328 persone e altre  421.000 rimasero ferite a causa di incidenti stradali per distrazione. Solo 5 secondi nei quali si distoglie lo sguardo dalla strada per incorrere in un incidente e molto spesso per guardare il telefonino.

Lo spot è un’orrenda scena nella quale una giovane ragazza alla guida scherza con le amiche, la quale guardando il proprio telefonino si distrae causando un terribile incidente.

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Minori e malasanità: quando l’ospedale uccide

malasanita-viterboNegligenze, cure sbagliate, fatalità. Da Villa Mafalda al Pronto soccorso di Tarquinia: il dramma dei bambini vittime di errori medici

Le sirene dell’ambulanza, la corsia di un ospedale, la ricerca di un aiuto, la sicurezza di affidarsi a mani esperte. Per alcuni il sollievo di una guarigione. Per altri, troppi, la tragedia. In Italia, secondo una rilevazione del 2011, le vittime della malasanità si aggirano intorno ai 45mila all’anno; il 5,2% dei pazienti è a rischio, il 9,5% di questi perde la vita. E il dramma aumenta le sue proporzioni se a morire sono i bambini. 

Roma, Villa Mafalda, la clinica privata che, qualche tempo fa, è diventata tristemente famosa per il decesso (avvenuto tra le polemiche) dello scrittore e regista Alberto Bevilacqua. Giovanna, una bambina di dieci anni entra in sala operatoria alle otto di mattina del 30 marzo per un banale intervento chirurgico al timpano. La serenità è quella dell’operazione di routine, fatta e rifatta tantissime volte. Zero possibilità d’errore per un’équipe medica che annovera tra le sue fila alcuni tra i maggiori specialisti nel campo dell’otorinolaringoiatria della Capitale. E invece, qualcosa va storto. Il cuore di Giovanna non batte più e in poco tempo la bambina smette di respirare. Nove persone fino ad oggi, tra medici e personale sanitario, sono state iscritte nel registro degli indagati; tra queste l’otorino Giuseppe Magliulo che si difende dicendo: “Quel tipo d’intervento non può dar luogo ad arresto cardiaco. Non sono un mostro”. Il primo risultato dell’autopsia ha mostrato  che la piccola paziente era sana e la responsabilità di quell’errore deve essere ancora accertata. 

Montalto di Castro, provincia di Viterbo. È fine marzo quando Leonardo, un bimbo di appena 3 anni,  ha la febbre altissima. I genitori non perdono tempo e corrono al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia. Dopo nemmeno un’ora i medici lo rimandano a casa nel tardo pomeriggio, solo con una cura per faringite febbrile. La sera Leonardo si addormenta, si risveglia alle 3.30 di notte per bere un po’ di latte e si rimette a letto. Non aprirà più gli occhi. Il dottore del 118, intervenuto a decesso avvenuto, ha riferito che il bambino non si è accorto di nulla, che non ha sofferto. L’autopsia ha escluso qualsiasi forma di meningite o encefalite. Anche questa volta, la piccola vittima non presentava problemi di salute se non quella febbre. Le indagini sono ad oggi in corso per valutare le eventuali implicazioni della struttura sanitaria. 

E ancora, Ostia, Caserta, Andria, Cosenza, Foggia. Un intervento banale, un malessere improvviso su un campo di calcio, un errore nella somministrazione di un farmaco: giovani vittime strappate all’affetto dei cari, private della gioia di vivere. I casi di decessi tra i minori causati da errori medici sono un fenomeno sempre più preoccupante.

“Al momento – dice Francesca Piroso, direttrice dell’associazione Periplo Familiare che, dal 1998, tutela su tutto il territorio italiano le famiglie di chi è vittima di malasanità – non è possibile stabilire quanti siano i minori che sono colpiti da questa sciagura. Molto spesso si è convinti che la giovane età del paziente sia sinonimo di salute piena e, per questo motivo, il problema per cui ci si rivolge alla struttura ospedaliera viene sottovalutato. È un mito che bisogna sfatare. Penso, ad esempio, alle malattie cardiache che sono molto difficili da diagnosticare: a volte non basta un semplice elettrocardiogramma per far emergere delle patologie lievi che, tuttavia, per alcuni interventi possono essere determinanti”.

Malasanità e malpractice sono i due problemi di fondo che colpiscono il sistema ospedaliero italiano, da nord a sud, dalle strutture pubbliche alle cliniche private. Non solo, dunque, le carenze causate da anni di tagli alla sanità, ma anche le negligenze dei singoli. Secondo l’avvocato Alessandro Maria Tirelli, esistono tre dinamiche diverse che determinano l’errore: quando chi opera lo fa senza cognizione di causa poiché non è in grado di far fronte alle esigenze del paziente; quando il medico ripone eccessiva fiducia nelle proprie capacità e utilizza il paziente come “cavia”; quando si sottovaluta il problema e si incorre in una diagnosi sbagliata.

Moltissimi casi si chiudono attraverso l’esercizio della mediazione, spiega l’avv. Tirelli, grazie alla quale si può arrivare a una conclusione anche in un tempo ragionevole. Ma quando ci si imbatte in un processo civile, i tempi si dilatano in maniera drammatica e si può arrivare anche a 4-5 anni d’attesa per ottenere la sentenza.

Un’attesa snervante che rischia di frustrare ulteriormente una famiglia già devastata dalla perdita di un caro o dal torto subito. Molto spesso, infatti, la richiesta di un risarcimento per l’errore medico non è dettata da un semplice desiderio di rivalsa o di vendetta nei confronti di chi l’ha commesso: a volte è indispensabile per affrontare situazioni di grave invalidità (che possono essere superate soltanto a fronte di spese importanti) o di indigenza della famiglia della vittima.

Ma quando a morire è un bambino, rimane solo il vuoto incolmabile della disperazione: il sistema diventa un nemico, la società viene vista con l’occhio della disillusione, il dottore, da ancora di salvezza che era, viene percepito come una persona incapace di svolgere il suo ruolo a pieno titolo. Si spegne la luce per sempre. E non c’è scusa, risarcimento o consolazione che tenga.

reporternuovo.itFonte: reporternuovo.it

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Venerdì 4 aprile 2014

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Trapani, caso di malasanità? Aperta un’inchiesta sulla morte di un paziente

 

Forse c’è un nuovo caso di malasanità dietro la morte sospetta di un paziente all’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani. Il decesso è avvenuto l’11 Aprile scorso.E’ stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Trapani. Il paziente, di 58 anni,  è deceduto mentre si sottoponeva ad un esame laringoscopico alle corde vocali nell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria. Si tratta di un esame di routine. Che cosa è successo? La direzione sanitaria del nosocomio ha disposto un’indagine interna.L’autopsia sul corpo dell’uomo è stata già eseguita. Adesso, si attende l’esito dell’esame medico legale per stabilire le cause della morte ed accertare eventuali responsabilità dell’equipe sanitaria che ha eseguito l’intervento.

tp24.it

Fonte: tp24.it

di tp24.it

Domenica 20 aprile 2014

Incidente a lucca: muore un uomo di 79 anni, feriti due bambini

L’anziano viaggiava da solo in una  delle due auto; nell’altra c’era una famiglia di cinque persone (tra cui due bambini). Tutti feriti

Incidente mortale nel giorno di Pasqua: la vittima è un pensionato di 79 anni. Si chiamava Giuseppe Panelli – ma era conosciuto soprattutto come Boccino – ed era di Antraccoli.

L’incidente è avvenuto verso le 15.30 sulla via Romana a Capannori (Lucca), nei pressi di una rotonda ad Antraccoli.  Due le auto coinvolte: in una Daewoo viaggiava il pensionato, nell’altra – un suv Honda –  una famiglia di cinque persone, rimaste tutte ferite compresi due bambini. Nessuno di loro comunque è in pericolo di vita. Nello scontro le due auto sono finite in un fossato a lato della strada.

Sono arrivate  l’ambulanza del 118 e altri  mezzi delle Misericordie della zona, oltre ai vigili del fuoco e la polizia municipale di Capannori, che sta valutando la dinamica dell’incidente.  Per l’anziano non c’era più nulla da fare.

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Fonte: Quotidiano.net

di Quotidiano.net

Domenica 20 aprile 2014

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Malasanità, Maria: «Per i medici il bambino che aspettavo era morto. Invece è nato sano»

il 4 Aprile 2013. Maria S., 31 anni e una figlia di un anno e mezzo, fa il test di gravidanza e risulta positivo. «Per me è stata una sorpresa, con mio marito non stavamo cercando un altro bambino», dice oggi al telefono, «Secondo il test ero incinta da cinque settimane. Ho fatto un rapido calcolo e mi sono resa conto che, nel frattempo, avevo avuto il ciclo mestruale. “Non è possibile”, mi sono detta, “Forse erano minacce di aborto e io non lo sapevo”. Sono scappata all’ospedale più vicino, il Fatebenefratelli di Roma». E lì è successo qualcosa di incredibile.

«Al pronto soccorso mi visitano, mi fanno le analisi del sangue. Confermano che sono incinta, ma alcuni valori non sono nella norma. Allora mi fanno una ecografia. “Signora, non si sente il cuore. Il suo bambino è morto nell’utero, bisogna fare subito un raschiamento”, mi dicono i medici. Io sono sotto shock, non riesco a crederci. Proprio non ci credo», dice Maria. E continua: «I dottori cercano di convincermi in tutti i modi, mi dicono che non c’è tempo da perdere, devo fare il raschiamento e devo farlo subito altrimenti rischio di mettere a repentaglio la mia stessa vita. Io insisto che non me la sento di sottopormi a quell’intervento, e alla fine li convinco a lasciarmi andare a casa. Mi dimettono, ma prima mi prescrivono un farmaco che dovrebbe favorire l’espulsione del feto. All’uscita dall’ospedale entro in una farmacia, lo compro. Ma una volta a casa non me la sento di prenderlo».

Invece di ingoiare la pillola che le è stata prescritta, Maria chiama il medico di famiglia. «È una ginecologa, le chiedo un parere perché non so che cosa fare. Mi dice: “Non c’è fretta. Se non te la senti di prendere quel farmaco, aspetta pure. Domani vieni da me, ti visito e poi decidiamo il da farsi”. Seguo il suo consiglio». Il giorno dopo la dottoressa la visita e le dice che, secondo lei, Maria è incinta, ma non è ancora alla quinta settimana. Le consiglia di aspettare qualche giorno, e tornare da lei. «Aspetto una settimana e, quando faccio la nuova visita, durante l’ecografia sentiamo battere il cuore del mio bambino. Il mio istinto non si era sbagliato», dice adesso Maria, che nel dicembre scorso è diventata mamma di Edoardo. E poi ha denunciato l’ospedale romano.

«Mio figlio è bellissimo, ma se avessi dato retta a quei medici non sarebbe mai nato», dice, «Voglio mandare un messaggio alle altre donne: prima di prendere una decisione drastica, ascoltate il vostro istinto, e chiedete un secondo parere medico. Nel mio caso è stato provvidenziale».

E non solo nel suo caso. «Dopo che abbiamo denunciato l’ospedale, altre tre donne si sono rivolte a me», mi dice l’avvocato che difende Maria, Pietro Nicotera. E continua: «Il caso più eclatante riguarda una signora che ha rischiato di perdere suo figlio il 27 dicembre dello scorso anno. Anche lei era alla quinta settimana di gravidanza, e anche nel suo caso i medici hanno detto che il cuore del bambino non batteva e quindi era morto. Anche a lei hanno consigliato un raschiamento. Ma era il 27 dicembre, era tardi. Le hanno detto di tornare il 3 gennaio. Quando lo ha fatto, prima di sottoporsi al raschiamento ha insistito perché le facessero una nuova ecografia, era convinta che il suo bambino fosse vivo. E infatti hanno scoperto che aveva ragione: il cuore batteva. Il piccolo è nato sano».

vanityfair.itFonte: vanityfair.it

di Alessia Arcolaci

Lunedì 14 aprile 2014

 

Malasanità: quanti casi come quello di Villa Mafalda?

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Salgono a 10 gli indagati per la morte della bimba di 10 anni nella struttura sanitaria di Villa Mafalda avvenuta lo scorso 29 marzo. La piccola era stata ricoverata per un’operazione di ricostruzione della membrana timpanica all’orecchio destro. Inizialmente, nella prima fase dell’indagine, erano 7 i dipendenti iscritti nel registro degli indagati, tra medici, infermieri, e addetti alla sala operatoria, per l’accusa di omicidio colposo.

Ora si sono aggiunti anche due otorini, l’anestesista e un altro addetto al personale. Le indagini punteranno a far luce su cosa può essere andato storto in un’operazione che generalmente viene considerata molto banale, durante la quale, però, il cuore della ragazzina non ha retto. Eppure, ci sono numerosi lati oscuri in questa vicenda. Dalle prime ricostruzioni lette sui giornali nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, si è parlato di una grave emorragia tra le cause del decesso. I controlli dei carabinieri, però, non avrebbero rintracciato tracce ematiche nella sala operatoria né sulla biancheria sequestrata.

La struttura di Villa Mafalda si è difesa attribuendo alla fatalità l’incidente che ha colpito il cuoricino. Eppure, a testimoniare la grave emorragia ci sarebbero le dichiarazioni messe a verbale di uno dei medici che sarebbe uscito dalla sala operatoria per la nausea provocata dall’odore della grande quantità di sangue fuoriuscito.

Ulteriori accertamenti verranno svolti per sapere se qualcuno all’interno dell’equipe medica che ha operato la ragazzina di 10 anni in precedenza è stato coinvolto in casi analoghi di malasanità, come quello di Matteo Bonetti. Il giovane esponente romano del Pdl, nel 2009 perse la vita a causa di una trombosi, mentre era in vacanza in Croazia. La morte, anche in questo caso, giunse a seguito di un’operazione, effettuata alcuni mesi prima, considerata banale che però comportò un calvario ospedaliero. La struttura interessata, allora, fu quella dell’Umberto I.

Oltre alle morti della piccola di 10 anni e di Matteo Bonetti, sembra che gli accertamenti riguarderanno anche alcune operazioni non andate a buon fine, che hanno reso gravemente invalide altre due persone.

lultimaribattuta.itFonte: lultimaribattuta.it

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Giovedì 17 aprile 2014

 

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Malasanità: scambiano le provette e gli asportano la prostata, ma il paziente era sano

Un altro caso di malasanità: gli asportano la prostata per eliminare un carcinoma, ma era il paziente sbagliato

Dopo il recente episodio di uno scambio di provette che vede una mamma incinta di due gemelli che non sono suoi esce alla luce un altro grave fatto di malasanità: ad un imprenditore livornese di 69 anni viene asportata la prostata per eliminare un carcinoma, ma il paziente è sano. Anche in questo caso la ragione del clamoroso errore è uno scambio di provette. Il fatto è avvenuto nel febbraio del 2011 nella struttura ospedaliera di Cisanello (Pisa) e a breve si terrà il processo per individuare le responsabilità dei fatti.

Risarcito con 215 mila euro per l’asportazione della prostata sana

La vittima di questo grave episodio, che ancora una volta pone in evidenza il problema della malasanità in Italia, non si costituirà parte civile in quanto, assistito dal suo legale, avvocato Fausto Montagnani, ha patteggiato con l’azienda ospedaliera di Cisanello un risarcimento di 215 mila euro per la grave menomazione che ha subito, ma il processo si terrà ugualmente nei primi di maggio. Sotto accusa la dottoressa Claudia Leonetti, medico dell’unità operativa di Urologia 2, la dottoressa Irene Di Stefano, all’epoca della vicenda medico specializzando presso lo stesso reparto e l’infermiera Cristina Conforti.

I fatti che hanno portato alla rimozione della prostata

Tutto ebbe inizio dopo una normale visita di controllo fatte nella clinica di San Rossore. Il medico che aveva esaminato il paziente aveva riscontrato un ingrossamento della prostata nonché dei valori alterati nel sangue e quindi consigliò all’imprenditore di sottoporsi ad una biopsia. Il prelievo dei tessuti avviene all’ospedale di Cisanello dove riscontrano la presenza di un carcinoma prostatico. Da qui la decisione di intervenire con l’asportazione, ma solo dopo l’operazione avvenuta i sanitari si accorgono della fatalità: la provetta, a causa di un’errata etichettatura, era stata scambiata con quella di un altro paziente che realmente soffriva di carcinoma. Purtroppo, questi casi legati alla malasanità non sono infrequenti nel nostro Paese e se anche si ammette la buona fede dei medici, a pagarne le conseguenze più gravi sono sempre i pazienti.

news.supermoneyFonte: news.supermoney.eu

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Martedì 15 aprile 2014

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Malasanità: non occorre avviare una causa per ottenere il risarcimento danni.

Malasanita-risarcimento-danni copiaLa malasanità è spesso causa di notevoli disagi sia per paziente che ha subito il danno, sia per il medico che lo ha causato.

La vittima di errore medico, oltre al danno, spesso irreparabile e permanente per l’intera esistenza, si trova a dover “combattere” una vera e propria “guerra” burocratica per ottenere il risarcimento che gli spetta di diritto.

Il medico che ha commesso l’errore si trova anch’esso in una situazione non meno disagiata, tra avvisi di garanzia, avvocati e screditamento professionale.

Negli ultimi anni, avvocati e aziende che si occupano di errore medico, hanno diffuso la possibilità di ottenere un risarcimento danni per tutte le vittime, la legge infatti prevede dieci anni dall’ultimo certificato, per la prescrizione del caso.

La diffusione di queste informazioni, note a pochi, la crisi economica degli ultimi anni il sempre più desiderio di giustizia, hanno fatto aumentare notevolmente le denuncie e richieste di risarcimento danno creando situazioni paradossali per i medici e per le stesse vittime.

Infatti, molti casi nei quali è stata effettuata una scorretta analisi, hanno portato notevoli costi legali ai pazienti che speravano in un risarcimento e addirittura a querele per diffamazione da parte del medico accusato.

La responsabilità medica (danno medico) deve essere dimostrata con prove documentarie certe, e spesso, anche se il danno è presente e le prove insufficienti si rischia di incorrere in lungaggini burocratiche, elevati costi legali e ad una querela da parte del medico.

Denunciare il medico, costituirsi parte civile, avviare una causa senza prove documentarie certe, può innescare un meccanismo burocratico lungo decenni che alla fine può rivelarsi dannoso psicologicamente e finanziariamente per tutti, e medico e paziente rimarranno entrambi vittime.

Partendo dal presupposto che il medico è un essere umano che come tutti può commettere un errore, è evidente che questo sistema non può funzionare.

Se si crede di essere vittima di malasanità, è necessario rivolgersi ad un legale specializzato in risarcimento danni da errori medici, per lo stesso principio per cui se si hanno problemi di vista ci si rivolge ad un oculista e non ad un ortopedico. L’ortopedico pur essendo un medico non è specializzato in oculistica, allo stesso modo, l’avvocato divorzista pur essendo un legale, non avrà una profonda conoscenza di risarcimento danni per malasanità.

L’avvocato specializzato in errori medici collabora con medici legali anch’essi specializzati in materia, i quali valuteranno tutto il materiale documentario e clinico allo scopo di trovare le prove dell’errore medico. E’ quindi possibile accertare prima di ogni azione legale se si ha diritto ad un risarcimento o meno.

Identificata la responsabilità medica sarà compito del legale presentare le prove documentarie alla compagni assicurativa del medico o della struttura ospedaliera, la quale, viste le prove inconfutabili, non avrà neanch’essa convenienza ad avviare una causa e patteggerà il risarcimento danni.

Questo sistema (stragiudiziale) rende il percorso per ottenere il risarcimento veloce e sicuro, senza incorrere in lungaggini giudiziarie, rischio di perdita della causa e alti costi legali, sia per il danneggiato, sia per il medico o struttura ospedaliera.

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Articolo pubblicato da Giovanni Zappalà

Giovedì 17 aprile 2014

Redazione risarcimenti-online.it

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Sei vittima di incidente stradale?

Richiedi assistenza ad un esperto in risarcimento per incidenti stradali

risarcimento-danni-incidente-stradale Nessun anticipo delle spese per la consulenza e l’assistenza legale In caso di danno per incidente stradale, occorre una profonda conoscenza delle voci di danno che compongono l’ammontare del risarcimento danni. Una scorretta quantificazione del danno, o il mancato inserimento, anche di una sola voce di danno, può causare notevoli perdite di denaro per il danneggiato. Per questi motivi, soprattunto in casi complessi, con danni fisici multipli o gravi, è necessario rivolgersi ad un professionista specializzato in risarcimento danni da incidente stradale, che conosca profondamente le dinamiche risarcitorie delle compagnie assicurative.

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Vittima di errore medico (malasanità) ?

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