Mese: giugno 2014

 

Malasanità, dal 1976 con una garza nell’addome: 70enne chiede risarcimento

In questo lasso di tempo gli avevano pure diagnosticato un tumore. Ma era solo una garza

Avrebbe vissuto per 35 anni con un corpo estraneo nell’addome, lamentando dolori e sottoponendosi e esami e interventi, sentendosi pure diagnosticare un tumore, per poi scoprire che i medici, appunto 35 anni prima, si erano dimenticati di estrarre una garza durante un’operazione.

Medici in sala operatoria in ospedale

È questo il calvario denunciato da un settantenne della Bassa Modenese che, assistito dall’avvocato Mario Marchiò, ora ha chiesto al giudice civile un risarcimento di 230mila euro (ma con gli interessi ultratrentennali la cifra supera i 500mila) a Regione Emilia-Romagna e all’assicurazione dell’Ausl modenese.

La garza sarebbe stata dimenticata, a giudizio del legale, nel 1976, quando l’uomo fu operato per un’ulcera. Dopo l’intervento iniziò a lamentare dolori, che lo costrinsero a sottoporsi a numerose visite. Nel 1982, dopo diverse gastroscopie, la diagnosi fu di gastrite cronica e polipi iperplastici. Fu curato e fece altri controlli. Nel 1989 gli fu diagnostica un’infiammazione alla base dei polmoni con un addensamento. Nel 2011 fu ricoverato per un’occlusione intestinale. In quella occasione fu individuata la massa, considerata di sospetta natura tumorale. Di nuovo operato, il 16 dicembre 2011, in sala operatoria i medici si accorsero che non c’era un tumore, ma una garza. “Se le negligenze mediche sono ormai prescritte dal punto di vista penale, e nessuno pagherà mai con una condanna – spiega il legale al Resto del Carlino – la causa civile, invece, può essere intentata perché la prescrizione parte da quando è stato scoperto il danno, in questo caso nel 2011. Il mio cliente ha rischiato la morte e oggi convive con le conseguenze di quel drammatico errore”.

ilgiornale.itFonte: ilgiornale.it

di 

Sabato 28 giugno 2014

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Deceduta per setticemia dopo sei mesi di ricovero. Un nuovo caso di malasanità?

malasanita-cardarelli-napoliUn nuovo caso di malasanità o è la scienza che è stata impotente, dinanzi al male che martoriava quel corpo femminile da sei mesi? Sarà la Procura della Repubblica di Napoli a stabilirlo, a conclusione dell’indagine avviata, perseguendo penalmente e civilmente gli eventuali responsabili del decesso di una nostra concittadina. Ma intanto è d’uopo la ricostruzione della vicenda.

Moriva all’alba dello scorso 14 giugno, per setticemia, nel reparto di terapia intensiva del Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale “Cardarelli” di Napoli, la 58enne Maria Rea, che era stata dimessa lo scorso 19 maggio dai medici del reparto di chirurgia del grande nosocomio napoletano. Presentata dal marito della sventurata, presso i Carabinieri della locale stazione, una dettagliata denuncia. La salma della donna veniva sottoposta a sequestro da parte della Magistratura partenopea, che ordinava anche l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche relative al ricovero, alla patologia ed alle cure ricevute da parte della signora Maria.

La stessa Autorità Giudiziaria, nella persona del sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, Falcone, affidava l’incarico al medico legale, che effettuava l’esame autoptico sulla salma della donna. Previsto tra poco meno di 90 giorni il deposito della perizia.

La casalinga, moglie di un dipendente comunale e madre di tre figli, fu ricoverata per la prima volta presso il reparto Centro Grandi Ustionati del Cardarelli il 16 dicembre 2013, in seguito ad un incidente domestico, che gli procurò estese ustioni su varie parti del corpo.

Da allora iniziò l’odissea della donna, che rimase nella struttura sanitaria fino a febbraio scorso, venendo sottoposta ad una serie di delicati interventi chirurgici e di cure e trascorrendo alcuni giorni su una barella. Nello stesso mese la donna sembrava reagire bene alle cure e a dare segni di miglioramento, venendo trasferita presso il reparto di Chirurgia Plastica e poi, stando alla denuncia presentata dal coniuge, in quello di Chirurgia, dove la donna veniva sottoposta ad altri tre interventi chirurgici, che riguardavano la parte ascellare ed il seno, ferite dalle suddette ustioni.

Dalla denuncia si evince anche che la 58enne aveva necessità assoluta di essere sistemata da sola in una stanza sterile. Ed invece veniva abbinata con un’altra paziente, alla quale si recavano a farle visita molte persone. Il 19 maggio, nonostante le lamentele espresse al personale sanitario dai familiari della donna (che rifiutava di mangiare, che presentava dei vuoti di memoria e che era in un apparente stato di depressione) e le delicate condizioni di salute, i sanitari di quel reparto decidevano di dimetterla, riferendo che la stessa era “guarita dalla patologia e, pertanto, la cura di medicazione poteva benissimo farla a casa”. Poche ore dopo la donna veniva condotta a casa ed allettata.

Trascorrevano quattro giorni, durante i quali per almeno due volte la visitavano i medici dell’Asl di competenza, che pur prescrivendole alcune terapie da fare a domicilio, concludevano che la stessa aveva necessità di stare in una stanza asettica (ovvero sterile), perché rischiava di contrarre qualche infezione. Al termine dei quattro giorni di degenza nella propria dimora e dell’insorgere di febbre forte, visto che le sue condizioni si aggravavano e dalle ferite che aveva sul corpo fuoriusciva siero e sangue, che inzuppava le lenzuola, il marito decideva di riaccompagnare la consorte presso il Pronto Soccorso del Cardarelli, utilizzando un’autoambulanza a pagamento.

Lì i sanitari di turno disponevano il ricovero della traumatizzata presso la Medicina d’Urgenza dirottandola, per mancanza di posti letto disponibili, presso il reparto di Terza Medicina, dove la stessa restava per qualche giorno, prima di essere trasferita nel reparto di Medicina d’Urgenza, dove i sanitari si accorgevano che l’ammalata aveva contratto la setticemia, che poi le è stata fatale. In data 16.06.2014 i familiari della defunta nominavano un medico legale di fiducia e, nel mentre scriviamo, non ci sono indagati, anche se non è escluso che, a breve, potrebbero essere notificati i primi avvisi di garanzia.

“Vogliamo giustizia per nostra madre con la speranza che quello che è successo a lei non avvenga per altri – dicevano, con voce rotta dall’emozione, i figli dell’estinta – ma siamo in possesso di certificati medici, che attestano che nostra madre era guarita e per questo poteva tornare a casa, per curarsi le cicatrici profonde che aveva sul corpo. Oggi ci stiamo rendendo conto della superficialità, con cui è stata trattata nostra madre, alla quale più di qualche medico della stessa struttura sanitaria ha ritenuto un soggetto in avanzato stato settico”. I funerali della donna sono stati celebrati lunedì 23 giugno.

oblomagazine.netFonte: oblomagazine.net

 
di  Joseph Fontano
 

Giovedì 26 giugno 2014

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Un incidente su 10 riguarda i pedoni

pedone-investitoDue terribili incidenti che lasciano sgomenti: parliamo dei sinistri con i bimbi investiti nelle scorse ore. Uno a Ravenna, dove è morto un piccino di tre anni che attraversava sulle strisce pedonali con la mamma: la Mercedes scura è scappata, ed è scattata la caccia al pirata (ora ci sarebbe un fermato di origini straniere, forse un bulgaro). L’altro sinistro a Jesolo, con un bimbo di 9 anni investito e morto, nonostante i soccorsi. Sono condivisibili allora le parole del presidente dell’Automobile club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani: “L’ennesima tragedia che colpisce un bambino sulle strisce pedonali dimostra l’assoluta urgenza di adottare al più presto ogni accorgimento utile a migliorare la sicurezza stradale“.
STATISTICHE INGUARDABILI – Sulle strade italiane muoiono 11 pedoni under14 e 2.159 rimangono feriti ogni anno. Oltre il 10% degli incidenti totali coinvolge un pedone. In questa categoria particolarmente esposta ai rischi della strada si conta quasi il 15% delle vittime complessive di sinistri. Per sensibilizzare i più piccoli e le loro famiglie sui pericoli della strada, L’ACI ha coinvolto nell’ultimo anno centinaia di bambini in tutta Italia con la campagna di formazione “The Long Short Walk” (una piccola grande passeggiata), ideata dalla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile), spiegando ai più piccoli le regole basilari per camminare e attraversare sicuri. “Le nostre attività di responsabilizzazione dei conducenti e dei pedoni per la sicurezza stradale contribuiscono efficacemente a ridurre l’incidentalità – conclude il presidente ACI –, ma senza un adeguamento delle infrastrutture urbane e un aggiornamento del Codice della strada continueremo a stupirci di come possano accadere con tale frequenza così tante tragedie“. Il 15% di tutte le vittime della strada in Italia sono pedoni. Di questi ben il 62,5% ha superato i 65 anni: 368 su 589 pedoni che hanno perso la vita nel 2011. In pratica quasi trenta pedoni ‘over 65’, per l’esattezza 29,7, perdono la vita ogni milione di abitanti della stessa fascia d’età, che sono poco più di 12 milioni. Sono 221 invece i pedoni morti fra la rimanente popolazione: 4,7 pedoni ogni milione di abitanti ‘under 65’ (47 milioni). Lo rileva l’Asaps (Amici Polstrada), che ha un anno fa ha elaborato i dati Istat 2011.
PRIMO, SENSIBILIZZARE – Il numero degli incidenti stradali in Italia è quasi dimezzato negli ultimi dieci anni, ma sull’asfalto continuano a morire 600 pedoni ogni anno, vittime dell’imprudenza collettiva. Ecco perché la campagna di sensibilizzazione “Siamo tutti pedoni” che SicurAUTO.it sostiene da anni si rivolge a chi cammina o guida indifferentemente. Cosa si può fare per salvaguardare gli utenti più vulnerabili della strada oltre a rimpinzare le auto moderne di sistemi tecnologici? Secondo gli esperti basterebbe rispettarsi a vicenda e rispettare semplici accorgimenti. “Siamo tutti pedoni non è solo un’azione di denuncia, ma è un’operazione che cerca di colmare un deficit culturale: il rispetto della vita altrui“, sostiene Piero Angela, ricordando che l’uomo non è minacciato dalle auto ma da se stesso. “Da oltre centomila anni, cioè da quando esiste, l’Homo sapiens non ha mai corso il pericolo di essere investito: solo negli ultimi 100 anni – spiega il divulgatore scientifico – ha cominciato a essere falciato da altri uomini sapiens. La cultura della macchina non è andata di pari passo con la cultura della guida“. Nonostante gli incidenti siano diminuiti del 48% dal 2001, la strada cela ancora troppi pericoli per chi cammina a piedi, chi pedala o guida un mezzo a due ruote.
IN CONCRETO, CHE FARE – Giò nel 2011, l’ACI ha ideato le “Linee guida per la progettazione degli attraversamenti pedonali“. Il tema è d’attualità, in quanto in tutta Europa gli attraversamentivengono ritenuti non sicuri. L’iniziativa fa parte del vasto programma EPCA (European Pedestrian Crossing Assessment), un progetto comunitario che, nell’ambito di un’altro programma (l’Euro-TEST di tutela degli utenti della strada) vede la partecipazione di 18 automobil club di 17 Paesi e che si propone di rendere più sicuri gli attraversamenti applicando alle infrastrutture stradali gli stessi approcci utilizzati da Euro NCAP per la sicurezza dei veicoli. amenti pedonali. Ossia, stesse regole per tutti, dai progettisti ai costruttori agli stessi pedoni. Ecco le principali novità progettuali che dovrebbero far parte delle linee guida: semafori con un countdown che indichi ai pedoni il tempo a disposizione per l’attraversamento; accessibilità per tutti, con rampe più sicure e dispositivi specifici per le utenze deboli; visibilità pedone-conducente migliorata con appositi layout per i marciapiedi e illuminazione artificiale dedicata; segnaletica qualitativamente migliore, più percepibile dagli utenti e più duratura nel tempo.
sicurauto.itFonte: sicurauto.it

 
di  E.B.
 

Giovedì 26 giugno 2014

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Rubiera, travolto sulle strisce: muore a 5 anni. Gravi mamma e sorella

Famiglia distrutta sulla strada: il piccolo Salvatore Amato è stato falciato da un’auto ed è morto sul colpo.

Reggio Emilia, 26 giugno 2014 – I sandalini sparsi. E un telo bianco. Tra le grida disperate dei familiari. Stavano attraversando la strada per andare a bere a un distributore di acqua pubblica e all’improvviso sono stati falciati da una Ford Fiesta grigia. Erano circa le 22 di ieri quando la famiglia Amato, composta dalla mamma quarantenne Sandra Bonacini, la figlia Chiara di 19 anni e il piccolo Salvatore di 5, è stata travolta dall’utilitaria sulle strisce pedonali di via Togliatti, a Rubiera, di fronte al birrificio Giusto Spirito (foto).

Lo schianto è avvenuto a 150 metri dalla stazione dei carabinieri e poco distante da casa loro, che si trova in via Marconi. Stavano facendo una passeggiata. Ma all’improvviso, sono arrivati i fari dell’automobile. Impossibili da evitare. Al volante della Fiesta c’era una giovane donna albanese, che subito dopo l’impatto si è fermata davanti a tutto quel dolore, ancora sotto choc.

Un impatto tremendo, che ha sbalzato sull’asfalto per alcuni metri il bimbo: Salvatore ha battuto la testa ed è morto sul colpo. Lesioni serissime per la mamma, che è stata trasportata all’ospedale in gravissime condizioni. Anche la sorella è rimasta ferita in modo grave ed è stata portata al pronto soccorso. Papà Giuseppe Amato — che non era con loro al momento dello scontro, ma è arrivato dieci minuti dopo —, originario di Rosolini (in provincia di Siracusa) è un ex dipendente della Decor Tre di Rubiera, oggi disoccupato. Sul posto, dopo l’allarme, sono subito intervenuti gli uomini dell’Arma, poco distanti, e gli agenti della polizia municipale.

Imponenti i soccorsi dei sanitari del 118 che hanno mobilitato due automediche e tre ambulanze. Ma, per il piccolino, purtroppo non c’era già più niente da fare. A lungo, invece, sono durate le operazioni di rianimazione sulla mamma, che è stata stabilizzata sul posto, prima di essere portata via, sotto gli occhi impotenti di tutta la cittadinanza che in poco tempo si è radunata sul luogo della tragedia.

ilgiornoFonte: qn.quotidiano.net

 
di qn.quotidiano.net
 

Giovedì 26 giugno 2014

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Muore durante il parto a Brescia Grave il bimbo, la Procura indaga

Stella Megale, 37enne mantovana già madre di una ragazza di 15 anni, è entrata in coma subito dopo l’epidurale: secondo i medici potrebbe essere stata colpa di un embolo

La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta sulla morte, poche ore dopo aver partorito all’ospedale di Montichiari, di Stella Megale, una 37enne mantovana di Castiglione delle Stiviere. Il bimbo si trova invece ricoverato in gravissime condizioni nel reparto di Terapia intensive di Brescia, dove è stato trasferito. La donna era entrata in coma subito dopo l’epidurale, forse, hanno riferito i medici ai familiari, a causa di un embolo.

Muore durante il parto a Brescia<br /><br /><br /> Grave il bimbo, la Procura indaga

La donna è comunque riuscita a mettere al mondo il piccolo Andrea, le cui condizioni sono apparse subito talmente gravi da rendere necessario il suo trasferimento a Brescia.

I familiari di Stella Megale hanno denunciato ai carabinieri l’intero staff del reparto di ginecologia del nosocomio di Montichiari, e la Procura di Brescia ha già aperto un’inchiesta, predisponendo l’autopsia sul corpo della donna.

Stella Megale, calabrese d’origine, gestiva con il marito una pizzeria al taglio a Castiglione ed era già mamma di una ragazza di 15 anni.

tgcom24.mediaset.itFonte: tgcom24.mediaset.it

 
di tgcom24.mediaset.it
 

Giovedì 26 giugno 2014

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Incidente mortale all’Autodromo del Mugello: pilota si schianta con la moto sulla barriera

Autodromo del Mugello

SCARPERIA (Fi) – Un pilota di 43 anni, Massimiliano Davoli di Modena, è morto stamani sull’autodromo del Mugello a bordo della sua moto Yamaha R6, durante una prova libera.

Massimiliano Davoli

È successo poco dopo le 10.30, quando per cause ancora da accertare, il centauro ha perso il controllo del mezzo, andando a schiantarsi a forte velocità contro la barriera della curva Bucine, situata nella zona sud del tracciato. Nell’urto non è rimasto coinvolta nessun’altra moto.

Le sue condizioni sono apparse subito disperate. Immediati i soccorsi da parte dei sanitari del centro medico dell’Autodromo e del 118 che hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma purtroppo non c’è niente da fare. Sul posto è intervenuto anche l’Elisoccorso del 118, pronto a trasportarlo in ospedale, ma il velivolo è rientrato «vuoto» alla base di Peretola intorno alle 13.30.

I rilievi sono stati effettuati dai Carabinieri della stazione di Scarperia, ai quali è toccato il triste compito di accogliere i genitori del pilota che, appena avvisati, si erano immediatamente messi in viaggio per raggiungere il Mugello.

(La foto in Home Page e il fotino in questa pagina sono ripresi dal profilo Facebook dello sfortunato pilota)
 
firenzepost.itFonte: firenzepost.it
 
di firenzepost.it
 
Sabato 21 giugno 2014 

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INCIDENTE MORTALE A MILAZZO: VITTIME DUE VENTENNI

ambulanzaUn terribile incidente stradale è costato la vita a due ventenni milazzesi, conducente e passeggero di una Alfa Romeo 147 che intorno alle 4 del mattino in via Acqueviole, nel tratto tra la vecchia stazione ferroviaria e l’hotel Silvanettaappena trascorso si è schiantata violentemente contro alcune auto in sosta finendo la corsa contro una Daewoo Tagoma. Al volante del’auto Giuseppe Bagnato, 25 anni e  accanto al lui l’amico  Cosimo Pace, 21 anni.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione per capire meglio le dinamiche dell’incidente. I corpi dei due giovani, che secondo i sanitari sarebbero morti sul colpo a seguito del violento impatto, sono stati trasferiti all’obitorio mamertino in attesa delle  decisioni del magistrato di turno della locale procura.

 

messinaora.itFonte: messinaora.it

di messinaora.it

Venerdì 20 giugno 2014

Infortuni sul lavoro: settemila casi nel 2013 per una spesa di 4 milioni

Gli infortuni sul lavoro a Lucca nel 2013 sono stati circa settemila per una spesa di quasi 4 milioni e il settore dell’edilizia registra ancora un numero troppo alto di irregolarità e un aumento del mercato del nero. Le principali violazioni alla normativa riguardano la prevenzione da cadute dall’alto e i ponteggi. Occorre continuare a investire in sicurezza e quindi in formazione e informazione su più livelli, per consapevolizzare al massimo tutti gli attori della filiera.

L’Amministrazione comunale è convinta che un punto di partenza possa essere proprio l’ufficio comunale che rilascia i titoli edilizi. Per questo l’assessore Serena Mammini ha ritenuto utile promuovere brevi incontri formativi interni, il primo dei quali si è svolto ieri mattina. Organizzato insieme al responsabile INAIL di Lucca Carmine Cervo, a Corrado Bernardi del Comitato Paritetico Territoriale Lucca (CPT, costituito da Associazione industriali, FILLEA CGIL, FILCA CISL, FeNEAL UIL di Lucca come strumento di miglioramento del sistema dell’edilizia lucchese) e ad Andrea Bigi di Cassa Edile Lucca che ha parlato della normativa Durc, il momento formativo ha visto la partecipazione dello stesso assessore, della squadra del settore Edilizia privata e del dirigente Graziano Angeli.

“Durante questo primo incontro è stata illustrata una guida prodotta dallo stesso CPT insieme al Coordinamento Toscano CPT (attivo nella promozione della cultura della sicurezza nei cantieri) e alla Direzione regionale dell’INAIL, e ringrazio per questo Corrado Bernardi e Carmine Cervo per la loro disponibilità e professionalità – commenta l’assessore Mammini – la finalità dell’opuscolo, che potrà anche essere scaricato dal sito del Comune, è quella di fornire uno strumento semplice per informare i cittadini sulle proprie responsabilità ma anche sulla possibilità di usufruire di sgravi fiscali operando nel rispetto delle regole. Penso a quanti si trovano per esempio a dover fare delle ristrutturazioni in casa”.

Si tratta di un depliant rivolto ai privati, ai proprietari di immobili, agli amministratori di condominio e ai titolari di aziende (comprese quelle agricole) che devono eseguire dei lavori di costruzione, ristrutturazione o manutenzione di un’opera edile. È un opuscolo di agile lettura che informa anche sulle sanzioni previste in caso di violazione dei diversi obblighi illustrati, a seconda dei contesti in cui ci si può trovare a operare.
L’opuscolo incentiva la sicurezza consigliando al proprietario di incaricare un Responsabile dei Lavori esperto in materia se non si possiede un’accettabile formazione tecnica e di farlo tenendo conto anche dell’esperienza e della professionalità, così come di rivolgersi a imprese che abbiano i mezzi per applicare le misure preventive per la salute degli operai sul cantiere.

“Si tratta quindi di una guida orientata e semplice verso valori che condividiamo – conclude Serena Mammini – e che necessitano di una diffusione capillare, costante, ripetitiva, specie in un momento di difficoltà come questo che invita a preferire l’illegalità ai costi troppo alti. Troppo spesso associamo il rispetto delle regole alla complicazione delle procedure e in momenti di crisi possiamo essere tentati dall’immediato risparmio, per questo una sana informazione è il primo tassello per migliorare.”

lagazzettadilucca.itFonte: lagazzettadilucca.it

di lagazzettadilucca.it

Sabato 21 giugno 2014

 

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Sanità: oltre la meta’ degli italiani teme danni in ospedali

Eurobarometro, ma solo 13% ha realmente avuto cattive esperienza

(ANSA) – BRUXELLES, 19 GIU – Il 57% degli italiani, ovvero più di uno su due, teme casi di malasanità, anche se nei fatti solo il 13% ne ha effettivamente avuto esperienza. E’ quanto emerge dall’ultima indagine Eurobarometro, che posiziona gli italiani tra i più preoccupati in Europa (media Ue del 53%) per eventuali danni subiti durante le cure ospedaliere. E gli italiani sono anche tra coloro che danno una delle valutazioni più negative del proprio sistema sanitario (lo promuove solo il 56% contro una media Ue del 71%). Sono però ben inferiori alla media Ue gli italiani che hanno realmente avuto esperienza diretta di casi di malasanità, appena il 13% contro il 27%, e per di più oltre il 10% dei casi (media Ue più elevata insieme a Lussemburgo e Austria) questi sono avvenuti fuori Italia, quindi al di fuori della responsabilità sistema sanitario nazionale. E solo il 38% contro una media europea del 46% ha poi riferito o intrapreso azioni per il danno subito durante le cure mediche.

Sebbene siano stati compiuti progressi significativi in termini di elaborazione di programmi nazionali per la sicurezza dei pazienti e di attuazione di sistemi che consentano ai pazienti di segnalare i casi di malasanità, secondo la Commissione Ue c’è ancora molta strada da fare. “La buona notizia è che la maggior parte degli Stati membri ha attuato programmi per la sicurezza dei pazienti, la cattiva è che nelle strutture sanitarie continuano a registrarsi eventi sfavorevoli”, ha commentato il commissario Ue alla salute Tonio Borg, che ha inviato quindi a “dar seguito all’impegno volto a garantire ai nostri cittadini una maggiore sicurezza nelle strutture sanitarie”. In base a una consultazione pubblica compiuta da Bruxelles, le misure più efficaci suggerite consistono nel coinvolgere il personale sanitario e le organizzazioni dei pazienti, nel prevedere leggi nazionali vincolanti e nel promuovere la cooperazione in materia di sicurezza dei pazienti a livello Ue. (ANSA).

ansaFonte: ansa.it

di ansa.it

Giovedì 19 giugno 2014

 

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Malasanità, per il caso Bafumo quattordici avvisi di garanzia

Sono i medici e i chirurgi che hanno operato la donna a cui sono stati lasciati nell’addome un oggetto metallico e due garze

Giovanna Bafumo (prima a sinistra) al centro del caso

Vercelli

Quattordici avvisi di garanzia sono stati consegnati questa mattina ad altrettanti medici e chirurghi che hanno operato Giovanna Bafumo, la paziente di 49 anni di Vercelli al centro di un caso di presunta malasanità.

 

La donna ha vissuto per quindici mesi con un oggetto metallico di 30 centimetri e due garze nell’addome, lasciati dal team del reparto Ostetricia e Ginecologia del Sant’Andrea in seguito ad un’operazione all’utero.

 

La procura della Repubblica di Vercelli, a seguito della denuncia della donna, aveva aperto un’inchiesta per chiarire la dinamica. L’Asl vercellese non ha mai smentito l’episodio: dopo l’apertura del fascicolo aveva avviato un’indagine interna ma tutto è poi passato nelle mani della procura.

lastampa.itFonte: lastampa.it

di  Roberto Maggio

Giovedì 19 giugno 2014

 

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