Mese: settembre 2014

 

Presunti casi malasanità: assessore Puglia, accertamento eventuali responsabilità

malasanità_puglia“Stiamo valutando attentamente i casi e saranno portate a termine tutte le azioni per accertare le eventuali responsabilità”. Lo assicura l’assessore alle Politiche della Salute della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, alla luce dei presunti casi di malasanità avvenuti in alcuni reparti dell’Ospedale della Murgia e oggi al Santissima Annunziata di Taranto. Nel primo caso sono morti due bambini rispettivamente ad agosto e ai primi di settembre, (entrambi morti al pediatrico di Bari, dopo essere passati dal ‘Perinei’). Sabato mattina è deceduto un neonato, subito dopo un parto cesareo sempre nello stesso nosocomio.
Al Santissima Annunziata di Taranto, oggi, una partoriente è morta subito dopo aver messo alla luce il piccolo che invece gode di buona salute. “Con l’apertura delle procedure di verifica da parte delle Aziende e con la nomina delle commissioni di indagine – aggiunge – sono stati presi i provvedimenti volti a tutelare la sicurezza del sistema sanitario pubblico. Perché le attività di verifica fanno parte proprio della sicurezza del sistema sanitario pubblico che è garantita secondo i protocolli che sono applicati con il massimo rigore”, conclude Pentassuglia.

“Sono convinto che, se vi sono state forme di negligenza nel formulare una giusta diagnosi, da parte del personale medico – ha sottolineato il consigliere regionakle dei Moderati e popolari Giacinto Forte, a proposito dell’ultimo episodio – è giusto che sia accertato nell’ambito dell’inchiesta interna, disposta dalla Asl, o anche dall’autorità giudiziaria, nel caso sia stata chiamata in causa, per avviare un procedimento di accertamento di responsabilità. Tuttavia, questi accadimenti dolorosi, contribuiscono a minare la credibilità di una struttura ospedaliera, così giovane, (che in pochi mesi si è conquistata una cattiva nomea), che sarebbe dovuta essere il fiore all’occhiello di questo territorio. Simili casi non possono essere considerati, incresciosi e fatali incidenti di percorso. Purtroppo, si continuano a registrare carenze strutturali ed organizzative – evidenzia Forte – acuite da questi ultimi casi di morti sospette, in questi ultimi mesi. Vorrei sollecitare ancora una volta, senza temporeggiare ulteriormente, un intervento in loco, dell’Assessore alla Sanità Pentassuglia, per verificare di persona, organizzazione e livelli di efficienza, dei servizi sanitari offerti nel nosocomio della Murgia”.

 

altamurgiaFonte:  altamurgia.it

di  Pasquale Dibenedetto
 
Lunedì 22 settembre 2014
 
 
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www.risarcimenti-online.it

Incidente mortale a Casale Nei: uomo investito in viale Carmelo Bene

incidente-mortale-lampioni-spentiUna tragedia annunciata quella di Casale Nei. Ieri sera, in viale Carmelo Bene, un uomo di 45 anni è stato investito e ucciso da un’auto. L’incidente poco dopo le 20.30. La vittima è morta praticamente sul colpo, si chiamava Giuseppe Casoni. Il conducente della Smart si è fermato a prestare soccorso.

Tragedia annunciata dicevamo. Già perché da giorni i residenti del grosso viale che taglia il Parco delle Sabine collegando Porta di Roma a Colle Salario, denunciano la totale mancanza di illuminazione. “I lampioni sono spenti”, racconta un residente.

“Proprio poche ore prima di apprendere dell’incidente avevo visto su facebook la foto in cui un abitante mostrava il buio. Si poteva evitare”. Ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che la via è percorsa a velocità piuttosto sostenute. “Qui le auto corrono ed è pericoloso attraversare anche di giorno”, racconta un’anziano. “Sembra facciano vere e proprie gare la sera”, conclude un residente più giovane.

 

romatoday

Fonte:  romatoday.it

di romatoday.it
 
Domenica 21 settembre 2014
 
 
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Incidente mortale a Cercenasco: il motociclista era di Vinovo

eco-del-chisone-incidente-mortale

Era nato a Villastellone e abitava a Vinovo Massimo Olivo, il motocliclista di 50 anni morto oggi pomeriggio a causa di uno scontro tra la sua Honda Hornet e un trattore.

L’incidente è avvenuto attorno alle 15 lungo la strada Provinciale che da Cercenasco porta verso Pinerolo. Il mezzo, con rimorchio, era condotto da un agricoltore cercenaschese.

La dinamica esatta dell’incidente è tuttora in corso di accertamento. Secondo una prima ricostruzione entrambi i veicoli procedevano in direzione Buriasco quando è avvenuto lo scontro.

Sul posto l’ambulanza del 118, il cui medico ha constatato il decesso, e i Carabinieri di Vigone.

 

 

 

eco-del-chisone

Fonte: ecodelchisone.it

di l.p.
Foto Bussolino
Domenica 21 settembre 2014
 
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Incidente mortale a Sarmeola. Malore e va a sbattere

la vittima è Bruno Turetta, 64 anni, rappresentante, di Selvazzano. È finito con la sua auto contro un’altra macchina, forse stava già male

È successo alle 11 in via della Provvidenza, angolo via Sant’Antonio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del Suem che hanno intubato l’uomo, che appariva già in condizioni gravissime. È morto poco dopo all’ospedale. La dinamica dell’incidente è al vaglio dei vigili urbani del Consorzio Padova Ovest.

 

 

il-mattino-di-padova

Fonte: mattinopadova.gelocal.it

di mattinopadova.gelocal.it
 
Mercoledì 17 settembre 2014
 
 
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TERNI Incidente mortale all’Ast di Terni. Perde la vita il titolare di una ditta esterna, Enrico Pezzanera

terni-decapita-un-operaioAst, incidente mortale al centro di finitura braccio della gru decapita un operaio.

TERNI Incidente mortale all’Ast di Terni. Perde la vita il titolare di una ditta esterna, Enrico Pezzanera, che stava lavorando al centro di finitura di vocabolo Sabbione.

Ancora non si sa nulla di preciso sulla dinamica dell’incidente, ma pare che l’uomo, 62 anni, sia stato decapitato da una gru (più precisamente un ragno meccanico) in movimento che stava utilizzando per spostare del materiale ferroso. Operazione che il titolare della dittà stava facendo insieme al figlio, che ha assistito al terribile incidente.

 

ilmessaggero

Fonte: ilmessaggero.it

di  ilmessaggero.it
 
Mercoledì 17 settembre 2014
 
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Incidenti sul lavoro, sopralluoghi all’Ilva e anche Expo per commissione inchiesta Senato

Incidenti-sul-lavoro-risarcimentoQuesto pomeriggio, si è riunita, al Senato, la commissione parlamentare sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, con particolare riguardo al sistema della tutela della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro. L’assemblea ha elaborato una proposta di programma che, in una prima fase, procederà all’audizione del ministro del Lavoro e del ministro della Salute, nonchè delle pubbliche amministrazioni competenti in materia (direttore generale dell’Inail, Comandante dei Carabinieri per la tutela del lavoro, ecc.), delle parti sociali (sindacali e datoriali). Le audizioni saranno finalizzate ad acquisire elementi informativi sulle tematiche generali attinenti agli infortuni ed alle malattie professionali e sui gravi eventi infortunistici avvenuti, nonché in relazione a stabilimenti produttivi con specifiche criticità.

La commissione formerà gruppi di lavoro per i casi relativi alle problematiche inerenti alla salubrità degli ambienti di lavoro, un esempio su tutti lo stabilimento Ilva di Taranto, in riferimento al quale si propone l’effettuazione di un apposito sopralluogo.

Un ulteriore approfondimento sarà realizzato rispetto alla sicurezza sul lavoro nei cantieri delle cosiddette grandi opere, per le quali sarà programmata un’ispezione sui cantieri dell’Expo.

Un altro strumento utile che verrà utilizzato dalla commissione sarà quello dell’acquisizione di elementi conoscitivi in merito a specifici eventi infortunistici attraverso la domanda di informazioni alle autorità locali, un dispositivo già utilizzato dalla presidente Camilla Fabbri che ha richiesto informative per alcuni casi emersi in questi ultimi tre mesi. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa della presidenza della commissione.

 

pu24.it

Fonte: pu24.it

di  pu24.it
 
Martedì 16 settembre 2014
 
 
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Malasanità a Messina 350.000 euro di risarcimento danni, Corte dei Conti condanna chirurgo.

chirurgo-condannatoLa sezione giurisdizionale di Palermo della Corte dei conti ha condannato ad un maxi risarcimento di 350 mila euro il chirurgo messinese Maurizio Basile, 75 anni, per anni direttore della prima Clinica chirurgica generale del Policlinico universitario “Gaetano Martino”.
I giudici lo hanno riconosciuto responsabile del danno erariale causato dalla soccombenza dell’Ateneo in una causa civile intentata da una paziente che 21 anni fa subì un danno irreparabile durante un intervento eseguito dal professionista.
La vicenda risale al 1993 quando Basile, già in servizio alla divisione di Chirurgia del Policlinico, eseguì un intervento di asportazione della tiroide su una paziente affetta da “gozzo multinodulare” durante il quale alla donna vennero procurati la lesione dei nervi ricorrenti delle laringe e un conseguente ipoparatiroidismo.
(ANSA)

Malasanità, due medici condannati a risarcire 130 mila euro

Malasanità, due medici condannati a risarcire 130 mila euro

MARSALA – Ad un’anziana donna marsalese di 75 anni, Rosa Maiale, gli è stato accordato un risarcimento danni di 129.777 euro da parte delle giustizia per un caso di malasanità. Cifra stabilita dal Tribunale civile di Marsala e confermata dalla Corte d’appello. Condannati a pagare due medici ortopedici dell’ospedale San Biagio, Angelo Marchese e Giuseppe Marino.

In realtà a sborsare il denaro saranno le compagnie assicurative cui i medici si erano affidati contro “infortuni” del genere. I fatti risalgono alla fine di agosto 2003, quando l’anziana, difesa dall’avvocato Giuseppe Monteleone, subì una frattura all’ulna destra. E secondo l’accusa il gesso fu applicato in maniera errata. In pratica, furono bloccati sia il braccio che l’intera mano, con la conseguenza di rimanere definitivamente anchilosati.

Ad applicare il gesso “fino ad un livello tale da bloccare le articolazioni metacarpofalangee e le prime falangi” fu Marchese. Il medico è stato accusato anche di “condotta omissiva”, non avendo eseguito i “dovuti e necessari controlli e accertamenti” alcuni giorni dopo l’applicazione dell’apparecchio gessato.

Controlli, in verità, effettuati due volte (2-3 giorni dopo e 8 giorni dopo), ma senza rimediare all’errore. Quando ancora si era in tempo ad evitare il peggio. Il gesso, infatti, poteva essere tolto e rifatto. A Marino, invece, si rimprovera di avere applicato, l’1 ottobre 2003, una nuova gessatura, dopo la rimozione della prima, omettendo di prescrivere dei cicli di kinesiterapia che, secondo l’accusa, avrebbero “ridotto notevolmente la rigidità delle dita e della mano destra ormai divenuta irreversibile”. Oltre al risarcimento danni (129.777 euro, due terzi in capo a Marchese, un terzo al Marino), i giudici hanno condannato medici e Asp anche al pagamento delle spese processuali, quantificate in 9.800 euro.

ideazionenews

Fonte: ideazionenews.it

di ideazionenews.it
 
Giovedì 11 settembre 2014
 
 
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Malasanità, anziano vive dodici anni con un filo metallico nella pancia

raggiE’ successo a un anziano di Calolziocorte. Ad accorgersi del corpo estraneo un altro medico, che ha operato il paziente liberandolo dal pesante fardello

Calolziocorte, 4 settembre 2014 – Ci sono medici che si dimenticano del telefonino a casa e altri che lasciano fili nella pancia dei pazienti. Così un anziano di Calolziocorte ha vissuto per quasi quindici anni con il filo di un punto nell’addome. L’uomo, ospite di una casa di riposo nel rione di Foppenico, nei primi anni duemila aveva sostenuto un intervento per rimuovere un’ernia ombelicale e il chirurgo dell’epoca aveva dimenticato di togliere un punto che così è rimasto tra l’addome e il sottopelle. L’anziano aveva così proseguito con la sua vita normale anche se, ogni tanto, lamentava dolori nella zona addominale, non così forti però da pensare a un ricovero. Nelle scorse settimane, a seguito di un altro intervento chirurgico, un medico, insieme al personale sanitario della Rsa, ha visitato l’uomo e ha notato la presenza di un corpo estraneo. Così ha subìto un’ulteriore operazione che ha permesso la rimozione definitiva del filo metallico.

Ora l’anziano sta bene e, finalmente, non avrà altri fastidi per colpa di quel punto rimasto a suturare la ferita anche una volta che si era rimarginata. Non è il primo caso di punti dimenticati. Non raramente accade che i medici, al momento dell’ultimo controllo dopo l’operazione, lascino fili non in vista all’interno del corpo dei pazienti. A volte quindi non rimane altra soluzione se non recarsi dal medico di base o in pronto soccorso per rimuovere il punto. Se non ci si accorge, però, i fili metallici possono rimanere per tutta la vita, provocando fastidi e dolori sempre più gravi per i pazienti che hanno avuto la sfortuna di essere operati da specialisti e infermieri un po’ distratti.

ilgiornoFonte: ilgiorno.it

di  ilgiorno.it
 
Giovedì 4 settembre 2014

Entra in ospedale e poi prega. Una storia di ordinaria malasanità nello sfogo choc di un medico. Una donna operata (male) ci lascia le penne. Il primario accusato di aver insabbiato la storiaccia per evitare rogne

malasanitaDi Antonello Caporale per Il Fatto Quotidiano

Martedì 2 settembre 2014

“Ho lasciato ammazzare deliberatamente una persona… sono responsabile della morte di quella persona… dovrei andare ad autodenunciarmi, però verrei licenziato… il primario ha amicizie, coperture politiche, io no”. È l’inverno del 2013, due medici rievocano un intervento di cardiochirurgia andato male il 23 maggio di quell’anno nella sala operatoria dell’ospedale San Carlo di Potenza, 750 posti letti e centro di riferimento sanitario dell’intera Basilicata. L’uno ascolta, consola e registra. L’altro si dispera, si dispiace, si autoaccusa. “Ho un cruccio, non riesco a dormire…”.

Le fasi concitate sono rievocate nel flashback, in questa analisi delle responsabilità stampate sul nastro, insieme agghiacciante e disperato: la rottura della vena cava della paziente che stava sottoponendosi alla sostituzione della valvola aortica, l’autore della rottura che rimane “inebetito, spaventato” e presumibilmente immobile. La scelta di porre riparo a quella disgraziata e negligente manovra con una successiva che si rivelerà, ma qui siamo già al cuore del conflitto, ancor più lesiva delle residue speranze di vita di Elisa, 71 anni. Entrata viva e uscita morta. I due parlano, l’uno spiega, rievoca, accusa. Viene deciso un clampaggio (azione di blocco dell’emorragia a mezzo di un morsetto chirurgico ndr), ma il clamp è strumento oltreché inutile ancor più scellerato. Non risolve anzi accelera l’aggravarsi della condizione. Viene convocato d’urgenza il primario che, secondo questa confessione, opera per dare copertura a quell’atto di malasanità. Invece di risolvere la lacerazione, o forse ritenendo oramai irreversibile la scelta compiuta, decide di proseguire nell’operazione come se quell’incidente non fosse occorso e sostituire la valvola sapendo che sotto i ferri c’è una persona praticamente già morta. Questa manovra, che sa di cortina fumogena, servirà – secondo l’accusa del collega – a imputare a una delle tante complicanze post operatorie la causa del decesso.

Ai familiari della donna dichiarata morta appena approda in terapia intensiva (trascorreranno in effetti poche decine di minuti prima che l’exitus venga formalizzato e rubricato nella cartella clinica) non resta che accettare la rituale sconfitta della medicina, plausibile con la media della mortalità accettata in questi casi (intorno al 6 per cento). Muore la paziente, e succede ogni giorno che l’ospedale non riesca a tenere in vita tutti i suoi ospiti. Piangi e rassegnati. Ma sembra morire persino la verità .

Certo, la Procura della Repubblica apre il fascicolo, l’autopsia si fa, ma tutto avanza lento, tutto appare immerso in una nebbia difficile da diradare. Poi, sulla scrivania dei redattori di Basilicata24.it  , quotidiano online indipendente in una terra troppo piccola per non subìre le connessioni di famiglie e potentati, collegamenti eccentrici e irrituali nei ruoli e nelle funzioni di corpi dello Stato, giunge quel nastro. Che è più di una confessione, è la denuncia di un clima invelenito, di battaglie tra cardiochirurghi, inimicizie, corvi. Colui che confessa si compiace di “tenere per i coglioni” il primario: il silenzio in qualche modo vale e costa. Il nastro viene pubblicato. E qui una novità di rilievo. Il direttore generale Giampiero Maruggi dell’azienda sanitaria ammette che da anni la cardiochirurgia potentina respira un clima di continua “litigiosità”. “Ci sono conflitti, non posso negarlo. C’erano prima che giungessi io, e sono continuati dopo”. Sotto accusa è l’operato di Nicola Marraudino, il primario: “Rivendico la scelta, il suo curriculum è eccellente e nego che la politica si sia intrufolata, abbia condizionato, spinto, agevolato. Ho scelto sulla base della sua competenza e il suo arrivo è coinciso con un innalzamento del livello di efficienza di quel reparto. Questo è un dato statistico, conterà pure qualcosa”. Conterà, certo. Ma un altro fatto è sicuro. Fino a ieri si era tutti in attesa di una giustizia che non sembrava farsi largo. Aspettiamo Godot, e ciascuno al suo posto. Il nastro è almeno servito a scuotere l’ambiente. “Ho promosso un audit interno, tre cardiochirurghi di fama sono chiamati a valutare l’operosità, il clima, a indicare una strada, una soluzione. E non posso escludere che altri provvedimenti in queste ore possano essere presi in capo ai protagonisti di quella vicenda”.

Il direttore generale adesso non esclude più nulla, “anche se attenderei di decretare la verità prima di conoscere l’esito dell’inchiesta giudiziaria. I veleni fanno apparire come certo quel che poi si potrà mostrare infondato. Bisogna usare prudenza, in gioco c’è l’onore di professionisti seri”. Seri ma litigiosi. E quelle negligenze? Il procuratore capo Luigi Gay, fama di magistrato integro, approdato da poco alla guida degli uffici giudiziari: “L’inchiesta non ha languito, ha avuto il suo corso e avrà il suo esito. Gli accertamenti saranno ampi e profondi. Invito solo a non accettare le verità apparenti e attendere un altro po’”. L’attesa è un atto dovuto, ma il nastro denuncia le gesta del disonore. E oggi un paziente lucano con quale spirito accetterà il ricovero o l’operazione? “Comprendo l’obiezione”, dice il manager. Il presidente della giunta regionale Marcello Pittella gli chiederà una relazione urgente. Se quell’ospedale è divenuto un ring, sono in arrivo altre scazzottate da non perdere, e rivelazioni o veleni. Compendio disperante tra teoria e pratica della malasanità.

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