Malasanità. Risarcimento per omicidio colposo

Malasanità. Risarcimento per omicidio colposoIn Italia sono in aumento i procedimenti penali e civili per i casi di malasanità.
Secondo le statistiche degli ultimi quindici anni, gli errori – commessi dai medici o provocati dalla non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie – sarebbero divenuti numericamente preoccupanti.
I cittadini hanno quindi assistito ad un conseguente vertiginoso aumento delle richieste di risarcimento e dei contenziosi, quasi sempre archiviati in sede penale.
Il contraddittorio fenomeno è stato evidenziato da un recente studio realizzato dall’Università Cattolica di Roma. Nel documento emerge che le denunce sono numerose, ma le istanze si concludono spesso con un nulla di fatto e soltanto 1 medico su 100 – tra quelli denunciati per malpractice – viene poi riconosciuto colpevole.
Se si analizzano i risultati, viene confermata la tendenza – in sede giudiziale – a sollevare dalle responsabilità la classe medica.
L’analisi del’istituto di Medicina Legale dell’’Ateneo romano ha rilevato inoltre che ogni anno, nel nostro Paese, sono circa 250 i nuovi contenziosi contro i medici: il 56% per omicidio colposo e il 39% per lesioni. Ad essere maggiormente coinvolte risultano le categorie dei chirurghi (59%) e dei ginecologi (24%): infatti, le segnalazioni di presunti errori riguarderebbero 1 su 5 la condizione del parto.

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In sostanza, i processi per omicidio colposo – a carico dei professionisti della sanità – sarebbero l’11,8% di tutti i procedimenti per lo stesso reato (oltre 6000) pendenti nelle 90 Procure italiane esaminate.
Uno scenario dalle tinte fosche che ha reso necessario l’approfondimento da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori medici, rilevati da aprile 2009 a dicembre 2012.
In particolare, l’organismo istituzionale ha voluto avviare un’azione di controllo su 570 casi sospetti, di cui 400 con la morte del paziente.
In linea con lo studio dell’Università cattolica, l’approfondimento parlamentare ribadisce, oltre al numero basso di condanne, l’ingente elenco di archiviazioni: il 40% del totale dei procedimenti relativi alle lesioni colpose, il 35% per i casi di omicidio colposo.
Dall’ulteriore esame dei dati appare chiara la disomogeneità nelle diverse Procure sul fronte delle indagini per omicidio colposo, riguardanti i medici: si passa dall’1,31% evidenziato a Bari al 36,11% di Reggio Calabria.

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Il dossier della Commissione palesa come le Procure, in cui la media nazionale tende a salire, siano tutte al Meridione, in particolare in Campania e Calabria. In sintesi, le aree critiche sarebbero rappresentate dalle realtà territoriali con il maggiore disavanzo economico.
Al di là delle differenze endemiche, ciò che appare diffusamente accertata è comunque la difficoltà di provare non tanto l’esistenza dell’errore medico, quanto di appurare la malpractice come causa di un decesso.
Si spiega così perché le cifre più alte delle condanne vengano riscontrate in sede civile rispetto a quella penale dove la responsabilità del medico è personale. Con la giustizia civile si arriva infatti al 60% delle condanne, in questo caso il cittadino può però rivalersi in giudizio soltanto contro la struttura sanitaria.
Con la nuova legge Balduzzi, che ha ridimensionato la responsabilità penale dei medici, sarà ancora più difficile arrivare a nuove soluzioni: il decreto legge, da poco entrato in vigore, giunge in alcuni casi, alla depenalizzazione della colpa del professionista della sanità.

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